Blockchain come arma contro l’evasione fiscale. Questo è quanto emerge dal confronto degli esperti durante l’Anty Corruption e Integrity forum dell’Ocse che si è tenuto a Parigi il 20 e il 21 marzo. Durante il panel «Nuove tecnologie e lotta alla corruzione», si è discusso degli effetti che blockchain, criptovalute e intelligenza artificiale hanno sul contrasto alle attività illecite. Tecnologie all’avanguardia che comunque possono aiutare o ostacolare le indagini. Da un lato, la blockchain sottostante le criptovalute consente agli inquirenti di seguire le tracce di denaro. Diversamente, l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per analizzare grandi quantità di dati e può anche prevedere e rilevare la corruzione e il riciclaggio. D’altro canto, l’anonimato nell’uso di alcune criptovalute ostacola l’identificazione dei veri proprietari. La crittografia può ostacolare il sequestro e la confisca delle criptovalute e può ostacolare gli sforzi delle autorità per intercettare le comunicazioni.

Il punto di partenza sono quindi i dati: ogni giorno vengono raccolti e sono a disposizione milioni e milioni di dati, e il problema principale riguarda come interpretare quello che viene definito il nuovo petrolio. E la blockchain consente di ottenere dei dati accessibili e fedeli, registrati e non modificabili. I dati inseriti nelle Blockchain sono pubblici e accessibili da chiunque partecipi alla catena. Uno dei primi problemi da affrontare sarà quindi capire, da un lato, nell’allargamento delle applicazioni future della tecnologia, come la protezione dei dati personali (Gdpr), potrà conciliarsi con un sistema all’interno del quale confluiscono enormi quantità di dati.

Dall’altro, invece, come rispettare le regole sul tempo di conservazione dei dati all’interno di un sistema che ne prevede un’archiviazione a tempo indeterminato.

La blockchain è proprio emersa nel momento in cui vi è la necessità di pensare a un nuovo tipo di tassazione – cioè il passaggio dall’economia fisica a quella digitale – e l’Ocse è già in fase di studio per interpretare questo nuovo modello. Come già discusso in uno studio di Pwc a dicembre 2016, la blockchain potrebbe divenire un possibile mezzo nel passaggio di ripensamento dei meccanismi di tassazione, non una soluzione in sé, ma utile per la transizione a nuovi meccanismi di tassazione nell’economia digitale. Secondo il report, quindi, la capacità di fornire informazioni affidabili in tempo reale, a un ampio gruppo di persone, creando un sistema in cui sia i contribuenti che le autorità fiscali hanno pari fiducia nella veridicità dei dati raccolti – tutte caratteristiche intrinseche alla blockchain – sembra proprio essere quello che il mondo fiscale sta aspettando. Uno strumento che restringe la lontananza tra fisco e contribuente e ripristina la fiducia nel sistema fiscale.

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